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COVID-19, ADOLESCENTI PRONTI ALLA FASE 2 MA CON UN PIT STOP

30 Apr 20
admin
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Dopo una lunga quarantena, dovuta al COVID-19, gli adolescenti sono ora pronti alla fase 2 ma è necessario un periodo di adattamento perché la vita alla quale torneremo non sarà uguale a quella che abbiamo lasciato. Ecco cosa è successo ai nostri figli durante il periodo di quarantena e come potranno ripartire in sicurezza per il lungo viaggio verso la maturità.

Gli adolescenti e la quarantena

L’arrivo improvviso di questo nemico invisibile ha stravolto la vita di tutti. Le regole imposte dal Governo per affrontare l’emergenza sanitaria hanno imposto un cambio repentino di abitudini ma soprattutto costretto i nuclei familiari a una convivenza forzata e a una limitazione della privacy individuale.

L’isolamento forzato ha impattato in modo significativo sugli adolescenti che stanno attraversando la fase di passaggio verso l’età adulta. Questa fase, abitualmente caratterizzata dalla ricerca di esperienze di autonomia, dalla presa di distanza dalle figure genitoriali e dalla ricerca di riferimenti esterni, ha portato i ragazzi a vivere una condizione paradossale. Si sono ritrovati costretti in casa con le persone con cui si sentono in guerra e lontani dai gruppi di amici che abitualmente frequentano.

Quali sono le reazioni degli adolescenti alla quarantena?

Innanzitutto gli adolescenti si sono mossi in modo responsabile: un’indagine online di Laboratorio Adolescenza su 3.200 giovani fra i 12 e i 25 anni, mostra che l’88% dei ragazzi condivide le norme del Governo e il 78,9% afferma di seguirle. Dopo la prima settimana di disorientamento, in cui era ancora possibile uscire ma le scuole erano chiuse ed era difficile comprendere in profondità la gravità della situazione, c’è stata una piena adesione alle misure di quarantena nel rispetto della salute di tutti, in particolare modo dei nonni.

Ciò che ci colpisce, ma non sorprende, è la capacità creativa e trasformativa che la maggior parte dei ragazzi sono riusciti a mettere in atto durante la staticità della quarantena.

Sono stati in grado di modificare l’utilizzo della tecnologia per restare connessi e vicini al gruppo di amici, ricorrendo alle videochiamate più che ai messaggi scritti e vocali. Angela 20 anni: “Il vedersi a volte aumenta la mancanza, ma insieme ci sembra di vedere la speranza di uscire da questa situazione”. Hanno organizzato aperitivi virtuali, sessioni di allenamento di gruppo, gare di dolci.

La capacità di adattamento dei ragazzi e dei genitori ha mitigato i conflitti anche perché non possono sussistere la maggior parte dei motivi di scontro: orari, uscite, soldi.

L’aver ripreso la scuola, più indulgente e con nuove modalità didattiche, li ha aiutati a ricostruire una loro quotidianità.

Certo non sono mancati momenti di vuoto, fatica a tollerare i limiti e timore nei confronti di un futuro incerto. A fronte di tali vissuti, alcuni, come Giorgio 14 anni, hanno reagito mostrando segnali di appiattimento emotivo:”tutti i giorni sono uguali, anche il sabato“; altri, come Silvia 16 anni, lamentandosi di non riuscire a trovare più “un piccolo spazio” per sé; altri ancora, come Barbara 19 anni, mostrando segnali di ansia: “all’inizio della quarantena pensavo di soffocare … mi pesa la totale situazione di insicurezza, di indefinito rispetto ai miei progetti”. Questi segnali di disagio tuttavia non si sono mai manifestati in modo deflagrante.

Vivere in quarantena sembra nel complesso aver avuto effetti secondari positivi. Le minori sollecitazioni provenienti dal mondo esterno e da tutto ciò che li può intimorire, accompagnate da limiti non posti dai genitori con cui per definizione sono costantemente “in lotta”, ha reso ai ragazzi più accettabile stare nel proprio rifugio sicuro. Un luogo dove si può stare stretti, scomodi, impossibilitati in tante azioni ma anche più protetti.

Il potersi appoggiare su un terreno solido ha in molti casi permesso agli adolescenti di meglio avvalersi delle loro capacità creative e di proseguire nel loro percorso di crescita.

Adolescenti pronti a ripartire con dei pit-stop

Oggi con la prospettiva di una riapertura, gli adolescenti dicono: “non ci stiamo più dentro”. Non vedono l’ora di ripartire. L’uscire potrebbe metterli in contatto con timori assolutamente normali come la paura di contrarre il covid-19 e l’ansia di percepire l’altro come possibile minaccia.

Potrebbero allora manifestarsi situazioni di disagio, disorientamento e ansia causate dalla fatica di far coesistere i propri desideri con la realtà. Il desiderio di incontrare di nuovo gli amici dal vivo senza schermi di mezzo e di ritornare a darsi baci e abbracci dovrà di fatto fare i conti con visi coperti da mascherine, mani con guanti e distanze da mantenere.

La Fase 2 sicuramente provocherà una mancanza di certezze, quelle certezze di cui i ragazzi hanno ancora tanto bisogno per poter spiccare il volo. Alessia 19 anni:”vivo una totale situazione di insicurezza in tutto ciò che dovrò fare: università, relazioni, vita”. Sarebbe opportuno un graduale allenamento alla ripresa della vita e della sua quotidianità soprattutto per quei ragazzi che stavano già attraversando un momento di crisi e che più di altri avevano bisogno di sicurezze e stabilità.

In questo contesto, pieno di incognite, la casa continuerà a essere percepita come un porto sicuro in cui rifugiarsi temporaneamente per riprendere le forze o in cui rinchiudersi per non affrontare la realtà. Il perdurare di movimenti di ritiro dalla realtà, di stati depressivi e ansiosi o di vissuti in cui l’altro diventa una minaccia temibile in ogni momento, potranno essere segnali di allarme e richieste di aiuto da parte dell’adolescente da non sottovalutare.

I riscontri ad oggi avuti fanno tuttavia pensare che le risorse per affrontare il cambiamento sono per i più già presenti. L’emergenza sanitaria  ha permesso ai ragazzi di misurarsi con la possibilitá di adattarsi e di utilizzare le capacità creative per vivere una situazione difficile e inimmaginabile sino a due mesi fa.

In particolare modo confidiamo che i ragazzi, grazie alla capacità di resilienza che li contraddistingue e alla loro spontaneità ed entusiasmo, potranno dare forma ai loro desideri anche se la realtà non sempre sarà dalla loro parte. Andrea 14 anni: “la prima cosa che farò sarà uscire da questo condominio e assaporare l’aria ormai estiva”.

 

Dott.ssa Marina Colombo, Dott.ssa Ambra Ilossi

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