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Blocco Emotivo
Come superarlo

Perché a volte ci sentiamo bloccati?

Ci sono dei periodi della vita in cui ci si può sentire bloccati. Può capitare a lavoro, nei confronti di un amico oppure del proprio partner. Altre volte è più una sensazione generale di confusione e disagio che ci impedisce di vivere serenamente la vita e affrontare la quotidianità nella nostra routine. Quello che avevamo fatto fino a ieri diventa più difficile e complicato, eppure “ieri stavo bene”. Che succede? Cos’è cambiato?

Per rispondere a questa domanda occorre fermarsi e guardarsi indietro. Anche se non sempre ne siamo consapevoli, il passato influenza il nostro percorso, allo stesso modo delle scelte e delle rinunce che facciamo. Ci sono tuttavia delle decisioni che vengono prese perchè sul momento sembrano “il minore dei mali”, fatte per evitare di far arrabbiare o deludere qualcuno. Altre volte si decide di passarci sopra perchè affrontare quel problema sarebbe faticoso o troppo doloroso. Ed ecco che senza accorgercene compare il primo sassolino. La scelta non è più tale, e si fa strada l’idea di aver rinunciato a qualcosa che ci ronza nella mente come una mosca fastidiosa. Abbiamo messo il nostro desiderio in secondo piano senza esserne davvero consapevoli, e qualcosa non torna.

 

Che succede?

Quando un evento passato inizia a influire sulla nostra vita non sempre si palesa come vorremmo. Spesso infatti è possibile sentirsi arrabbiati. Non vi è mai capitato alla domanda “Che cos’hai?” di rispondere in modo nervoso “Niente!”? E’ importante in questi casi riflettere sulle nostre emozioni. Non è la tazzina fuori posto o il fatto che è stata presa una decisione senza interpellarci. E’ qualcosa di più profondo che riemerge a causa di un evento del presente. In qualche modo risuona in modo simile a un episodio passato che non siamo riusciti a risolvere ed elaborare. 

Non riconoscere emozioni come la rabbia e la tristezza rischia di creare un cortocircuito, una sensazione di malessere che può sfociare in un atteggiamento di auto isolamento, in un senso di vuoto, ma anche in scoppi d’ira apparentemente immotivati. A tal proposito, due psicologi statunitensi, Joseph Luft e Harry Ingham, nel 1955 proposero la Finestra di Johari - frutto dell’unione dei due nomi - per mostrare i diversi livelli di consapevolezza che ognuno ha di sé.

finestra di Johari

Fuori i sassolini dalla scarpa!

Guardando la finestra di Johari, in ciascuno di noi sono presenti quattro aree, più o meno conosciute. Più nascondiamo a noi stessi emozioni o vissuti importanti, più questa censura avrà un impatto sulla vita e nelle relazioni. Facciamo un esempio. Sebbene sia normale - e sano - avere dei segreti, o non voler condividere tutto, è anche vero che a volte non permettiamo agli altri di conoscerci anche per le nostre debolezze e fragilità. Questa paura di svelare parti del nostro carattere avrà un effetto non solo sulle relazioni, ma anche sull’immagine di noi stessi. 

Cercare di comprendere cosa proviamo ci permette non solo di curare le ferite, ma anche di scoprire delle risorse e delle capacità che non pensavamo di avere. Per quanto l’ignoto possa far paura, non è detto che celi soltanto traumi e ferite profonde. Affrontare ciò che ci spaventa e ci fa male permette non solo di vedere i motivi della sofferenza, ma anche di curarla. In altre parole, come possiamo reagire e affrontare meglio il presente se non ci accorgiamo di quello che ci è successo? Il rischio è quello di andare avanti continuando a mettere la “testa sotto la sabbia” e accorgerci di non riuscire a tirarla più fuori, oppure di sentirci soli e non capiti! 

Quando qualcosa ci turba in modo evidente è perché probabilmente sta toccando un’area a noi sensibile che in passato abbiamo ignorato, senza concederci la possibilità di porre la giusta attenzione. Quando invece ci prendiamo cura di noi in modo adeguato significa che impariamo a riconoscere, ed eventualmente anche a condividere con gli altri, ciò che ci fa stare bene da ciò che è nocivo e insalubre.

 

Ripartiamo da noi

“Innanzi tutto, l'emozione! Soltanto dopo la comprensione”

P.Gauguin

Il pittore e artista Paul Gauguin sottolineava l’importanza delle emozioni, di lasciarsi andare e coinvolgere dalla vita, in tutti i suoi aspetti. Potremmo anzi dire, a patto di non essere degli automi, che non ci può essere comprensione senza l’esistenza di emozioni che ci caratterizzano e ci rendono ciò che siamo. E proprio per questo è importante conoscere se stessi! Tale consapevolezza ci permette non solo di poter goderci la vita nei suoi aspetti positivi - non sempre infatti riusciamo a goderci il momento - ma anche di poter affrontare e imparare a gestire quelli negativi. 

La comprensione del nostro passato non è tuttavia una strada facile. Spesso siamo consapevoli di ciò che ci è accaduto ma, nonostante questo, non riusciamo a fare i collegamenti tra quell’esperienza e ciò che stiamo vivendo nel qui ed ora. Insomma, quel sassolino può essere più incastrato di quanto pensassimo!  A volte il desiderio di poter farcela da soli si trasforma in un dovere autoimposto; per il timore di un giudizio o per la paura di sentirci deboli ci ritroviamo a voler affrontare - e risolvere - tutto da soli. Non essendo tutti uguali, affrontiamo e viviamo le esperienze in modi completamente diversi, ma non per questo sbagliati. Può essere utile in questo caso allora affidarsi ad un professionista, uno psicoterapeuta che possa aiutarci a togliere quei famosi sassolini, ma soprattutto a comprendere in quale momento della nostra vita ci sono entrati e per quali motivi.

dott.ssa Stefania La Spada

dott.ssa Alessia Bongianino