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Disforia di genere e identità sessuale

Cosa si intende per identità sessuale?

Con il termine identità sessuale ci si riferisce ad una dimensione personale, soggettiva e intima dell’essere sessuati. Tale rappresentazione è influenzata da diverse componenti che nel complesso vanno a definire non solo la percezione che una persona ha di sé, ma anche quella che vorrebbe comunicare agli altri, nelle relazioni e nei contesti sociali. Il progressivo insorgere di continue definizioni suggerisce infatti l’esistenza di molte sfumature identitarie non classificabili in una concezione binaria (maschio o femmina) dell’essere umano.

Quali sono i fattori che caratterizzano l’identità sessuale?

Approfondendo il concetto d’identità sessuale, quest’ultima è composta da diversi aspetti che intervengono nel definire l’immagine che ognuno ha di sé, tra cui:

 

Sesso biologico: il sesso assegnato alla nascita in base agli organi sessuali e alle caratteristiche genetiche, ormonali e anatomiche.

Identità di genere: ciò che la persona sente di essere. Tale percezione può essere congrua con il sesso assegnato alla nascita oppure discostarsi da esso.

Ruolo di genere: le aspettative che si attribuiscono al genere maschile e a quello femminile. Sono dettate dalla cultura di appartenenza e indicano ciò che la società si aspetta dal singolo individuo. Un classico esempio è la pretesa che i maschi giochino con le macchinine e le femmine con le bambole.

Orientamento sessuale: indica verso quale genere è orientata l’attrazione sessuale.

 

Di recente è stato individuato un altro fattore nell’identità di orientamento sessuale per indicare una definizione soggettiva che ogni persona fornisce di sé in base ad elementi culturali, sociali e ambientali e che riguarda la propria attrazione sessuale e affettiva. Questo fattore è quindi una parte dell’identità di genere variabile, soggetta a cambiamenti in quanto influenzata dal sistema di valori e significati che possono modificarsi nel tempo.

 

Cos'è la varianza di genere?

La varianza di genere è quel termine che si utilizza per indicare quando la manifestazione della propria identità di genere si discosta, con sfumature più o meno intense, dall’espressione dal ruolo di genere. 

Il senso di identità di genere inizia a costruirsi intorno ai 3 anni di vita, periodo in cui il bambino, o la bambina, può vivere una discrepanza tra il sesso attribuito alla nascita (“sei una femminuccia” o “sei un maschietto”) e come si percepisce. Il sesso assegnato è diventato nel tempo un costrutto sociale, pieno di significati e aspettative, come per esempio i giochi da utilizzare o i diversi vestiti da indossare.

E’ importante quindi capire che la varianza di genere non è una patologia, bensì rappresenta quell’immagine di sé - che ognuno si costruisce e vuole comunicare - che si discosta da un’idea stereotipata di maschio o femmina. In un certo senso, rappresenta quella tappa evolutiva, più o meno inconscia, necessaria a costruire una propria identità; spesso vissuta in primis a livello fisico, in cui il corpo si fa porta voce di bisogni specifici e desideri personali. Se vissuta senza disagio, la varianza di genere potrebbe essere concepita come parte del processo di costruzione della propria identità. 

Cosa succede invece quando questo gap crea malessere?

Cos’è la disforia di genere?

La disforia di genere indica una condizione di forte disagio e malessere psicologico derivante dalla discrepanza tra il sesso attribuito alla nascita e l’identità di genere. La sofferenza che ne deriva può compromettere diversi aspetti della vita, da quello relazionale a quello lavorativo. Quando insorge nell'infanzia e durante l'adolescenza, spesso in concomitanza con l'arrivo della pubertà, possono emergere difficoltà sia in ambito sociale che scolastico. Nella disforia di genere il corpo viene percepito come estraneo e la persona non si identifica con tutti quegli atteggiamenti, comportamenti e fattori che caratterizzano il proprio sesso biologico.

Se la varianza di genere implica un'incongruenza ("mi sento x, anche se il mio corpo è y") che è vissuta senza particolari criticità, nella disforia di genere questa differenza diventa fonte di malessere e di dolore. Proprio perché si tratta di un percorso molto personale e soggettivo, può capitare che la persona transgender - ovvero chi si identifica in un sesso diverso da quello assegnato - possa vivere questa differenza in modo piuttosto naturale e senza particolari difficoltà. Altre volte invece, può consistere in un'esperienza dolorosa e provante arrivando a compromettere diverse sfere della sua vita. 

Questo significa che quando si parla di disforia di genere non ci si riferisce all'orientamento sessuale, ovvero al sesso dal quale siamo attratti, bensì all'identità: chi ci sentiamo di essere? Essere omosessuale, bisessuale o altro non comporta una tale diagnosi, ma indica solamente il sesso verso il quale proviamo attrazione sessuale e affettiva.

Quali sono i fattori che possono influire negativamente?

Nella società attuale non è possibile considerare il tema dell'identità di genere senza includere l'influenza della cultura di appartenenza e l'impatto che questa può avere nel processo di identificazione. Parlare di disforia di genere non significa quindi trattare solamente l'esperienza del singolo individuo nella sfera psicologica ed emotiva, ma è necessario contestualizzarlo nella società e negli schemi di valori che la contraddistinguono.

Fattori di natura sociale possono infatti contribuire all'insorgenza di un malessere importante. In tal caso si parla di Minority Stress per indicare il disagio psicologico derivante dall'appartenenza ad una minoranza. Si tratta di un termine usato anche in riferimento alle persone LGBT+, vittime di pregiudizi e comportamenti (anche se non sempre volontari) che tuttavia procurano sofferenza psicologica e fisica. Il Minority Stress è caratterizzato da varie dimensioni: 

Omotransfobia interiorizzata: consiste in quell'insieme di atteggiamenti e comportamenti negativi nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali e transgender, più o meno consapevoli. Può riguardare un disagio o arrivare ad un sentimento conscio di odio e disprezzo. Sono atteggiamenti caratterizzati da stereotipi e dallo stigma sociale e se interiorizzati possono comportare una difficoltà a riconoscere il proprio orientamento sessuale, influenzando così la propria identità sessuale.

Esperienze di violenza: vissuta direttamente o indirettamente nel proprio contesto familiare o extrafamiliare che espongono la persona alla paura di manifestare la propria identità sessuale o esprimerne l'orientamento. 

Stigma sociale: di cui la persona ha timore. Per evitarlo la persona tenderà a mettere in atto strategie che possono indurla a vivere male la propria identità e il proprio orientamento sessuale. Lo stigma sociale ha alla base il pregiudizio.

dott.ssa Stefania La Spada