Mondo fantastico

Il mondo dei videogiochi

​​La ricerca della nuova identità virtuale

Sembra che al giorno d’oggi, molti genitori siano preoccupati nell’osservare che i propri figli, fin dalla più tenera età, trascorrano diverse ore impegnati nei videogiochi. Da quando la diffusione rapida e a macchia d’olio dei videogiochi ha iniziato ad interessare la maggior parte dei bambini, è sorto spontaneo chiedersi quanto sia salutare ed educativo che i propri bambini passino così tanto tempo in questa attività. 

Il gioco è di per sé un’attività carica di significati e racconta molto dei vissuti e delle emozioni dei ragazzi. Per i genitori, ma anche per i clinici, è importante affacciarsi sinceramente al loro mondo, per comprendere a cosa giocano gli adolescenti, per quanto tempo e con che modalità.

Un caso estremo, però, è rappresentato dagli hikikomori, ovvero dei veri e propri adolescenti eremiti, che trascorrono lunghi periodi di tempo, alle volte anche anni, nella loro stanza, interagendo col mondo esterno attraverso uno schermo. Questi ragazzi faticano a farci accedere al loro mondo intrapsichico e spesso non hanno esperienze di vita reale. Il loro mondo si svolge completamente nella dimensione virtuale: attraverso avatar, luoghi e giochi ci dicono chi sono, come si percepiscono e come vorrebbero essere.

 

In questo frangente, il videogioco fa da protezione a questi adolescenti impauriti e preoccupati, tuttavia impedisce loro di affrontare situazioni di crescita e apprendimento. Il videogioco, infatti, permette loro di evitare lo scontro con una realtà potenzialmente frustrante o deludente. La loro identità rimane in un mondo fantastico, in cui il fallimento può essere cancellato resuscitando o ricominciando la partita da capo. 

Tuttavia, il videogioco ha questa straordinaria potenzialità di rappresentare una pausa dallo stress quotidiano, per adulti, ragazzi e bambini. E’ evidente che il limite, fra il beneficio e il danno, si trova in come i ragazzi giocano. La chiave sta nel conoscere i videogiochi e come i ragazzi si interfacciano con essi.

Per la prima volta, ci troviamo in un periodo storico in cui i genitori sono stati gamer a loro volta e possono dunque “parlare la stessa lingua” dei loro figli. Una mamma, infatti, mi riporta: “in casa, mio marito è il primo consulente di videogiochi di mio figlio”. 

La chiave è dunque giocare fin da piccoli con i nostri figli, anche ai videogiochi. In questo modo potremo aiutarli, supportarli e consigliarli in un modo sano e corretto.

Nel caso in cui ci rendiamo conto che il gioco sta prendendo la via degli hikikomori è necessario rivolgersi ad uno specialista per sostenere e aiutare i nostri ragazzi. 

 

dott.ssa Alessia Bongianino